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Occasioni speciali

Occasioni speciali

Un giorno, in una mensa qualunque di una scuola qualunque, quattro o cinque ragazzi di quarta elementare parlano tra loro di una prostituta.

Mi incuriosisce soprattutto il fatto che usino questo termine specifico (e non il suo sinonimo più volgare) così mi avvicino e li lascio un po' spiazzati quando, invece di sgridarli, mi unisco alla loro conversazione come se parlassimo del tempo.

Chiedo loro se sanno cos'è una prostituta, lo sanno: "é una che fa sesso per soldi" mi risponde uno, sicuro. Allora provo a capire a chi si rivolgono: "Martina Smeraldi, chi é? Una compagna di un'altra classe?". Spoiler: no, a quanto pare è una persona famosa sui social, ma ci arrivo tra un attimo.

Di lì a poco interrompono sul più bello il mio monologo sull'importanza di conoscere il significato delle parole che si usano e delle conseguenze che queste possono avere sulle persone a cui ci riferiamo per dirmi che "maestra, non hai capito, lo fa di lavoro". 

E' a quel punto che li lascio continuare il pranzo e mi prendo il tempo di informarmi meglio sulla situazione dal momento che, spiego, mi sembra molto strano che in un paese dove la prostituzione è illegale una persona possa diventare famosa pubblicizzandosi sui social come professionista. Lì per lì mi scappa un sorriso quando scopro che Martina Smeraldi è una popolare pornoattrice italiana.

Se mi avessero detto qualche anno fa che mi sarei potuta trovare di fronte a situazioni simili le mie prime reazioni sarebbero state sicuramente di stupore e indignazione per l'assoluta inadeguatezza dell'argomento, visti il contesto e l'età degli interlocutori. Probabilmente avrei immaginato di sgridarli, chiarire che "certe cose a scuola non si dicono" e informare immediatamente le famiglie perché intervenissero a dovere. Forse era questo che si aspettava da me la persona che mi ha avvisata di ciò che stava accadendo.

Tuttavia oggi, dopo aver trascorso tanti anni con bambini e bambine e essere cresciuta con loro, riconosco subito la grande occasione che mi si presenta davanti: l'opportunità di accedere a quel mondo che li incuriosisce e che credono di dover tenere nascosto e affrontare da soli.

L'accesso illimitato e incontrollabile a qualsiasi tipo di informazione é infatti una realtà che non possiamo combattere ma con la quale, piuttosto, dobbiamo imparare a fare i conti. Per quanto possiamo essere attenti a quello che sentono e vedono nelle nostre case, non possiamo impedire che vengano a contatto attraverso altri ambienti e relazioni a contenuti che non riteniamo adeguati; trattare questi argomenti come tabù non può che spingerli a cercare risposte altrove, lasciandoli spesso ancora più confusi o mal informati.

Li invito dunque a riunirsi attorno a me in giardino prima di andare a giocare e sono felice di vedere che nessuno si tira indietro.  Per prima cosa mi accerto che sia chiara la distinzione tra prostituta  e porno attrice. Manco a dirlo è chiara: "la porno attrice fa i film dove c'è il sesso". E allora torniamo sull'importanza di scegliere le parole con accuratezza per evitare di danneggiare le persone di cui parliamo, più o meno volontariamente.

Naturalmente non manco di indagare sulla fonte della curiosità che pare essere nata, fuori contesto, da un compagno che ha assistito a una conversazione tra ragazzi più grandi in oratorio. Infine, dopo essermi assicurata che nessuno di loro avesse avuto precedentemente accesso a contenuti simili in altri modi, li invito a godersi l'intervallo e a tornare in qualsiasi momento per chiarire ulteriori dubbi.

E' proprio così che, da una parola apparentemente fuori posto, a scuola può nascere forse il momento più bello è prezioso di un difficile anno scolastico: un episodio che più di tante lezioni può farci essere certi di aver conquistato, nella relazione con bambini e bambine, quel ruolo di guida e punto di riferimento sicuro che credo sia nostro dovere assumere.

 

Voglio un tempo lento

Voglio un tempo lento

Chi non vorrebbe ottantasei ore al giorno per fare tutto quello che gli piace? E chi non ne vorrebbe qualcuna extra per fare anche quello che piace meno ma va fatto?

Ed ecco qua che si accumulano bozze, progetti, fotografie, lavori che desidererei condividere, mentre questo mio spazio resta in silenzio: dopo avere galoppato per tutto il 2024 trascinata da Un anno di poesia sono stata travolta dalla vita, da una secondo figlio che ho tanto desiderato e mi sono detta:

VOGLIO UN TEMPO LENTO

(riportando alla memoria Vorrei un tempo lento lento di Luigina del Gobbo).

Siccome però, appunto, il tempo corre, la lentezza dobbiamo impararla. Non con poche difficoltà, visto che le ore restano ventiquattro e bisogna pure trovare il tempo di dormire, prole permettendo.

Come fare?

Il primo passo per me è stato darmi delle priorità: se alle ore in classe non é possibile derogare e la casa prima o poi va pulita, se bisogna stare dietro alla burocrazia e fare la spesa, mangiare e fare sì che i bambini abbiano vestiti puliti e siano in salute, qualcosa del resto deve rimanere indietro. Ho scelto quindi di dedicarmi agli affetti più cari imparando a dire NO agli impegni che si prendono solo per non dispiacere e non fare brutta figura, a godere finché è possibile della quotidianità con mia figlia e mio figlio e delle loro conquiste, rimandando ciò che invece avrà lo stesso valore anche tra qualche mese o perfino qualche anno. Come i miei innumerevoli post in attesa di pubblicazione che, giuro, prima o poi arriveranno.

E a scuola?

Come sempre, ciò che imparo fuori dalla classe entra prepotentemente anche lì e mi porta a chiedermi cosa penso sia più importante lasciare alle bambine e ai bambini che incontro e che sono esposti al mio modello e in balia delle mie scelte per ventidue ore alla settimana, più di duecento giorni all'anno, per cinque anni.

Sembrano tanti e dal punto di vista umano e professionale lo sono davvero, tuttavia non sono abbastanza per fare tutto quello che va fatto e per farlo bene. Benché le indicazioni ministeriali siano di manica larga e, almeno per quanto riguarda i contenuti, raramente prescrittive ogni insegnante sa che DEVE insegnare le frazioni, l'ortografia, la storia, un po' di geografia locale e globale, il funzionamento del corpo e dell'universo, la sintassi, la geometria...chiedendosi, non sempre ma spesso, "servirà davvero?".

Di certo c'è che servirà loro saper distinguere e gestire le emozioni, essere in grado di relazionarsi positivamente, affrontare la noia e le frustrazioni, trovare soluzioni ai più disparati problemi quotidiani, maturare il giusto rispetto per sé e per gli altri, interrogarsi su quello che accade nel mondo e costruirsi le proprie opinioni...ed ecco che, quando si presenta l'occasione di affrontare questi temi direttamente o indirettamente, bisogna imparare a riconoscerla e e rallentare.

Questo è quel tempo lento che mi sforzo di creare quando rinuncio alla pagina di esercizi di matematica che avevo programmato di svolgere, alla lezione che se non spiego oggi mi impedirà di affrontare l'ultimo argomento dell'anno, al compito che avevo pensato di assegnare per dedicare un'intera ora a riflettere sulle parole che hanno involontariamente ferito un compagno o su un gesto che ha danneggiato il materiale comune, a discutere di una notizia di cronaca che qualcuno, colpito, ha riferito in classe oppure, addirittura, a proseguire quel bel gioco che è iniziato casualmente durante l'intervallo e ha creato un bel clima di condivisione e leggerezza.

Mi rendo conto che per chi non è del settore possa sembrare semplice, ma la pressione sociale, che personalmente subisco ancora con forza, è la stessa che ci fa accettare l'invito alla merenda organizzata per questa domenica dalla rappresentante della classe di mio figlio perché "cavoli, se dico di no sembrerà che non voglio coltivare le sue relazioni e fare nuove amicizie": ci sarà sempre il professore delle medie contrariato dal fatto che alle elementari non sia stata spiegata la formula per calcolare l'area del cerchio o il genitore che si chiederà come mai il nipote, che frequenta la stessa classe in un'altra scuola, "ha già fatto le divisioni a due cifre".

Ebbene non sempre ci riesco, ma quando scelgo di rallentare non posso fare a meno di sorridere pensando che un giorno, magari, quei bambini che ho lasciato giocare un'ora in più o e con i quali ho chiacchierato del weekend per tutta la lezione di scienze vivranno una vita più serena e consapevole, anche se dovranno estrarre dalla tasca il loro smartphone per fare una divisione e intorno a loro qualcuno penserà...ma non glielo hanno insegnato alle elementari?

 

Natale per tutti

Natale per tutti

Inizia l'avvento, nelle scuole di ogni ordine e grado é il momento del countdown: contiamo i giorni che mancano...all'inizio delle vacanze! 

Sebbene la stanchezza sia già tanta, alla primaria non si può non lasciarsi trasportare dall'entusiasmo natalizio che scuote bambini e bambine e riempie le aule di fiocchi di neve, decorazioni e cappellini rossi.

Anche l'attesa può diventare, però, un'occasione per conoscere, educare, riflettere e sperimentare: quest'anno, con i grandicelli di quarta, abbiamo scelto di intraprendere con curiosità il viaggio attraverso le tradizioni del mondo proposto da LaTela, pur mescolando letteralmente le carte e adattandolo alle nostre esigenze.

Questa idea ci ha conquistate perché il Natale, come ogni altra cosa a scuola, deve essere di tutti e per tutti, spogliarsi definitivamente dei suoi significati prettamente religiosi (di cui comunque poco resta per molti versi) per coinvolgere anche quei bambini che non lo festeggiano a casa e che potranno, invece, riscoprire le proprie tradizioni famigliari e vederle sotto una nuova luce.

Ogni giorno conosceremo un popolo e una cultura perché, anche se siamo diversi, possiamo sentirci una cosa sola scoprendo quanto abbiamo in comune nel profondo.

La verità non ci fa paura

La verità non ci fa paura

Nelle ultime settimane sono state indette alcune giornate di sciopero generale nazionale per protestare contro l'aggravarsi della situazione umanitaria nella striscia di Gaza.  Come insegnanti, ci siamo molto interrogate sulla possibilità di parlare nelle nostre classi di ciò che sta accadendo nel mondo, indecise se spiegare le motivazioni del trambusto di questi giorni fosse giusto o rischiasse di strapparli troppo in fretta alla spensieratezza dell'infanzia. Spoiler: lo abbiamo fatto, dopo esserci documentate e aver cercato le modalità che ci sembravano più adeguate, e non ce ne siamo pentite.

Siamo abituati a credere che i bambini siano troppo piccoli o che non siano pronti per parlare di argomenti che noi troviamo difficili.

Morte, guerra, separazioni, sesso...sono solo i primi esempi che mi vengono in mente, i temi sui quali solitamente glissiamo di fronte alle loro domande perché non ci fanno sentire a nostro agio.

La notizia veramente scomoda é questa: bambini e bambine sanno, sentono e vedono e quando chiedono...é perché desiderano capire. Magari hanno assistito a una litigata, ci hanno visti piangere oppure hanno ascoltato il telegiornale che stavamo guardando, anche se a noi sembrava che fossero distratti. 

La cosa migliore da fare in questi casi é accogliere i loro bisogni e, soprattutto, farlo con sincerità: se non possono affidarsi a noi per chiarire i loro dubbi, dove e con quale affanno cercheranno le risposte? Se non possiamo eliminare le brutture dal mondo, possiamo almeno dargli la certezza che siamo qui per aiutarli ad affrontarle?

Ciò che fa davvero paura non é la verità, bensì il timore di non essere preparati a quello che ci aspetta.

Scegliamo quindi parole chiare e semplici per raccontare i fatti così come sono, facendo attenzione a non mescolarli con opinioni, giudizi e paure che sono solo nostri. Siamo scientifici nelle nostre risposte e, piuttosto, preoccupiamoci di chiedere "tu cosa ne pensi?" o "come ti fa sentire questo?", "vuoi sapere altro?" e quando non conosciamo le risposte siamo onesti ma disponibili: "questo non te lo so spiegare, se ti va mi documento e poi ti racconto quello che ho imparato".

Condivido qui alcuni contenuti che mi hanno aiutata a riflettere sul tema e gli strumenti che ho utilizzato per affrontare alcune situazioni difficili, con la promessa che potranno darvi solo frutti sorprendenti e meravigliosi.

Da latela.com

Come parliamo di cose difficili?

L'informazione non spaventa i bambini

Copioni per parlare di cose difficili

 

Pronti al rientro!

Pronti al rientro!

Gli ultimi giorni di vacanza portano con loro una valanga di emozioni.

I gruppi di colleghe su WhatsApp si riaccendono, si condividono la gioia di rivedersi, le mille idee scaturite sulla spiaggia, tante aspettative, qualche timore…oltre alla consapevolezza che a fine settembre avremo già le mani nei capelli e inizieremo ad arrancare verso le vacanze di Natale.

Sappiamo che saremo stufe della burocrazia ancora prima di riaprire le aule e che, poi, entro ottobre saremo cariche dei loro racconti, delle loro emozioni, dei loro cambiamenti, del loro ritrovarsi e vociare. Tutte cose bellissime, è vero, ma che occupano la testa e il cuore ancora prima di cominciare a risolvere bisticci e incomprensioni e fare i conti con l’apprendimento e lo studio.

Con la voglia di iniziare bene e sopravvivere a lungo quest’anno voglio provare a ricordare che in classe si intrecciano troppe vite per pretendere di prevedere come andrà a finire quell’attività preparata con impegno e amore, che da ogni esperienza impareremo qualcosa anche se non proprio quello che mi aspettavo, che nessun fallimento sarà tale se sapremo accoglierlo con serenità e, da lì, ripartire.

Ci saranno momenti di rabbia, delusione e frustrazione di fronte ai quali non saremo mai abbastanza preparati ma anche risate, ricordi, conquiste e sorrisi che ci travolgeranno con altrettanta forza se saremo pronti a riconoscerli.

Non con tristezza, quindi, ma con entusiasmo e grande speranza auguro a tutti, grandi e piccini, un anno ricco. Di cosa, solo il tempo ce lo dirà.

Polemichina estiva

Polemichina estiva

La polemichina non si ferma mai! Nemmeno sul lungomare dove, del resto, spopolano i molto educativi gadget del momento. 

Quest’anno a provocarmi eritemi sono le decine di magliette firmate brainrot, trand che avrei preferito di gran lunga non conoscere. Genitori sapevatelo (perché a quanto pare nessun soggetto giovane e ancora più giovane ne é completamente digiuno): quando vostro figlio o vostra figlia desiderano quel capo con una graziosa tazza di cappuccino in posa da ballerina o un simpatico animale mezzo cocco e mezzo elefante, quando canticchiano un innocente “lirili larila” significa che sono in qualche modo venuti a contatto con un becero mondo di personaggi assurdi (spesso onestamente orrendi) che recitano filastrocche blasfeme e politicamente scorrette, quando non completamente senza senso e costruite solo sul sensazionalismo della parolaccia e della volgarità.

Personalmente non condanno chi ha avuto l’idea di fare un tale riduttivo utilizzo dell’IA, personalità anzi a suo modo sicuramente geniale, né i volenti o nolenti fruitori: le categorie peggiori sono come sempre quelle che decidono di farne un fruttuoso business di giocattoli e figurine pubblicizzati su tutti i canali dedicati a bambini e bambine. Ancora una volta l’interesse economico ha la meglio su quello educativo, riducendo le giovani menti da risorsa primaria del futuro a facili prede dell’avidità.

Capita così di sentirsi chiedere con ingenuità da un alunno di otto anni <<Maestra, conosci “trallallero trallallà”?>> e rimanere a bocca aperta, dopo una veloce ricerca su YouTube, di fronte alla doppia bestemmia con cui fa simpaticamente rima, di dover riflettere con la classe sul perché non é bello ironizzare sulle tragiche notizie di attualità, di rabbrividire di fronte a una bambina che torna dalla scuola dell’infanzia giocando a essere cappuccino assassino.

Non credo possiamo evitare che accada, tuttavia come figure di riferimento abbiamo ancora qualche arma che possiamo con pazienza, impegno e attenzione sfoderare: se non c’è modo di evitare l’esposizione parliamone insieme, impariamo a scegliere, proponiamo alternative più valide e meno svilenti. Nulla cambierà finché acconsentiremo per quieto vivere a comprare quel semplice, ma non innocuo, pacchetto di figurine.

Perché bisogna anche imparare a “farsi una risata”, certo…ma non sulla loro pelle.

Tre mesi di vacanza

Tre mesi di vacanza

Anche per il corpo docenti si chiude definitivamente l’anno scolastico dopo l’ultimo, caldissimo collegio. Iniziano oggi quelli che tutto il mondo ci invidia: i famosissimi tre mesi di vacanza!

Ogni insegnante è stato almeno una volta punzecchiato da amici e parenti sull’argomento, tacciato di aver scelto la professione solo per godere di questo privilegio, apostrofato per il presunto ozio del periodo estivo…ma sono giudizi meritati? Cosa facciamo davvero quando la scuola chiude le porte a studenti e studentesse? 

Intanto, essendo rientrata dalla maternità proprio a giugno, mi sono accorta di quante persone non sanno che tutti noi siamo in servizio attivo fino a fine mese. Certo si tratta di un periodo più disteso, almeno dopo la frenesia degli scrutini (molto lontana dall’idea che si può avere di vacanza!), ma c'è molto in realtà da fare.

Per chi non è impegnato in esami e scuole estive la prima missione è sbrigare la burocrazia conclusiva (relazioni,  valutazione dei progetti ecc....) e svuotare le aule inscatolando tutto per dare spazio alle pulizie e prepararsi all’eventuale trasloco della classe. 

C’è poi un gran lavoro di commissioni che si occupano di diverse problematiche organizzative, didattiche ed educative come la revisione del curricolo e dei sistemi di valutazione, perché siano sempre più efficaci e fruibili da docenti e genitori, la proposta di progetti comuni o di corsi di formazione professionale in cui si possa investire, la riorganizzazione del materiale nei laboratori…e, naturalmente, gli incontri collegiali per definire le tematiche e condividere le proposte.

Nel tempo che resta si inizia a pensare alla prossima gita, all’accoglienza, al programma dell’anno successivo.

E infine, é vero, restano due mesi e come trascorrerli é a discrezione di ciascuno. Personalmente mi piace utilizzarli anche per pensare a nuovi modi di fare lezione: mi documento, raccolgo milioni di idee e cerco di preparare il materiale che mi servirà per metterle in atto, con il tempo che certamente non avrò durante l’anno scolastico.

Perché è vero, avremo più tempo libero della maggior parte delle altre persone che lavorano…ma a fronte di nove mesi di un impegno che quando c’è non finisce mai. Da settembre a giugno portiamo a casa preoccupazioni, compiti da correggere, lezioni da preparare con una passione che personalmente mi porta spesso a sottrarre alla mia famiglia più del dovuto.

Per questo motivo non sento la necessità di giustificarmi e, con immensa serenità, mi preparo a dedicare anche a loro questo lungo riposo.

Buone vacanze!

Compiti delle vacanze

Compiti delle vacanze

Eccoci qua, anche quest’anno studenti e insegnanti possono dirsi sopravvissuti! 

Operatori e utenti della scuola non vedono l’ora di riprendersi dai lunghi mesi di intenso impegno, tuttavia le riflessioni sull’efficacia del sistema educativo non vanno in vacanza e, mentre si dibatte sulla possibilità di ripensare il calendario scolastico in modo da creare maggiore equilibrio tra lavoro e riposo, ci troviamo per ora ancora a fare i conti sull’ossimoro più famoso della storia: i compiti delle vacanze!

E’ giusto caricare le famiglie di tale impegno, quando l’interruzione delle attività dovrebbe rappresentare l’occasione perfetta per godere del meritato riposo? L’argomento è controverso ma, se riguardo ai compiti infrasettimanali inizio a nutrire dubbi considerevoli, le vacanze estive rappresentano uno scenario a sé, un periodo troppo lungo perché le giovani menti restino del tutto prive di un po’ di esercizio.

In fondo, sebbene i genitori restino attanagliati da un’organizzazione familiare forse addirittura più impegnativa perché fuori dalle routine, il bello delle vacanze é che tra un centro estivo e un campus sportivo, tra un tuffo nel mare e una passeggiata in montagna, tra mattinate più lente e serate più lunghe a bambini e bambine avanza ancora del tempo per annoiarsi. Ecco dunque che può trovare spazio ogni tanto anche qualche paginetta di ripasso, magari nelle ore più calde tra il pranzo e il ritorno in spiaggia oppure nelle lunghe mattinate di quanti frequentano l’oratorio solo in orario pomeridiano, come alternativa all’ennesimo videogioco. Molti campus prevedono momenti di tranquillità dedicati che possono diventare occasioni di peer tutoring e perché no, si può utilizzare magari la scusa per incontrarsi con i compagni anche fuori da scuola? In questo modo si alleggerisce il lavoro tanto di bambini e bambine, quanto delle famiglie che possono scambievolmente concedersi pomeriggi di relax.

Insomma, i compiti potrebbero anche essere nostri amici a patto che li gestiamo con buon senso, ecco allora tre suggerimenti per la sopravvivenza:

1. Diluire. Non ha senso liberarsi di tutti i compiti a giugno, così come non ne ha finirli rincorsi dal panico la prima settimana di settembre. La struttura dei testi predisposti ci aiuta solitamente nell’organizzazione prevedendo una suddivisione su otto settimane a fronte delle quattordici/quindici di effettiva chiusura delle scuole, ce la si può quindi cavare con un paio di paginette al giorno o quattro ogni due, concedendosi anche qualche periodo di riposo se si preferisce non portare il libro in vacanza.

2. Sostenere. Gli esercizi sono pensati per adattarsi alle competenze acquisite pertanto non dovrebbe essere necessario svolgerli insieme a loro, tuttavia se vi trovate nella condizione di poterlo fare rimanete a disposizione, non in qualità di vigilanti ma disponibili al supporto in caso di necessità. Per incoraggiare il lavoro in molti casi basterebbe stabilire insieme un tempo comune di tranquillità, un momento in cui tutti i presenti, fratellini e sorelline, genitori e nonni, si dedicano ad attività statiche e che richiedono concentrazione (lettura, disegno, puzzle, enigmistica…) così da condividere l’impegno eliminando il più possibile distrazioni e lamentele. È infatti sicuramente più faticoso fare i compiti mentre altri intorno giocano, accendono TV o tablet o fanno avanti e indietro per rassettare…basta mezz’ora al giorno!

3. Adattare. I compiti delle vacanze sono da considerarsi consigliati. Tale formula non deve essere interpretata come una scappatoia in quanto è bene, come accennato, tenere allenate le conoscenze e l’abitudine al lavoro, tuttavia c’è chi ha bisogno di più tempo o fa maggiore fatica a impegnarsi. Perché il tutto non si trasformi in una fatica inutile e in un disagio emotivo e organizzativo per l’intera famiglia, si può valutare la possibilità di tralasciare qualche pagina facendo attenzione a non cadere nella fuga da difficoltà e responsabilità. Se, quindi, la vostra estate si prospetta particolarmente ricca di esperienze che vale la pena godere a fondo o se per i vostri bambini e bambine i tempi di svolgimento risultano eccessivamente lunghi, trovo sia preferibile tornare a scuola con un libro incompleto piuttosto che avendo lavorato con fretta e superficialità per finire a tutti i costi.

Buone alternative al testo strutturato sono poi tante letture, diari da compilare settimanalmente documentando le esperienze più significative con disegni o fotografie accompagnati da brevi testi e, per non dimenticare le conoscenze logico-matematiche e scientifiche, perché non sfidare alla ricerca di problemi e all’osservazione di fenomeni naturali incontrati nella quotidianità? Condividere con i genitori l’organizzazione di una grigliata, i costi di una vacanza, la programmazione di itinerari e l’osservazione di luoghi, ambienti e siti storici possono diventare meravigliose occasioni di pratica delle competenze acquisite a scuola.

In ogni caso, l’intenzione delle insegnanti nell’assegnazione di compiti non è solitamente quella di punire o fare un dispetto ma, piuttosto, di dare continuità alla realtà interna ed esterna alla scuola, evitando un eccessivo e traumatico distacco tra i due contesti.

Per concludere, una mia personale nota statistica: mentre non sono documentati, per lo meno negli ultimi decenni, casi di cannibalismo perpetrati dalle maestre nei confronti di studenti che non abbiano svolto i compiti, diverse sono le evidenze relative alle maggiori fatiche di questi ultimi nell’affrontare la ripresa delle attività. 

È con questa leggerezza nel cuore che auguro a tutti di vivere questa nuova meravigliosa, attesissima estate!

 

In quelle parole non trovo mio figlio

In quelle parole non trovo mio figlio

Qualche tempo fa, in aria di giudizi e revisioni intermedie, una cara amica mi ha contattata per sapere dove poteva trovare gli “obiettivi” valutati alla scuola primaria. La domanda mi è sembrata tradire un dubbio più profondo, dal momento che arrivava solo all’inizio della carriera scolastica del suo terzo bambino, e mi ha lasciato facilmente intuire che aveva delle perplessità sulla sua prima pagella. Con discrezione ho fornito qualche riferimento ministeriale e mi sono resa disponibile a qualsiasi chiarimento che trovasse difficile sottoporre alle insegnanti.

Dal fiume in piena delle sue emozioni, in virtù tanto della nostra amicizia quanto della mia responsabilità professionale, mi sono sentita travolta: “In quelle righe non ritrovo mio figlio”.

Verso l'infinito e oltre

Verso l'infinito e oltre

Mia figlia legge e scrive. Mia figlia, qualche volta, vuole giocare alla scuola e mi chiede di fare le addizioni. Mia figlia sa contare ben oltre il venti (anche se bisogna ricordarle che dopo tredici ci sono quattordici, quindici e sedici). Mia figlia ha meno di cinque anni...e stava a buon punto già a meno di quattro.

CREA INSEGNA

Qui troverete:

  • il racconto delle esperienze di una maestra che non vuole smettere mai di imparare dai suoi piccoli alunni e dal loro sguardo speciale sul mondo;

  • le mie proposte didattiche meglio riuscite e quelle che ho "rubato" e fatto mie adattandole al mio stile;

  • le creazioni e le sperimentazioni che mi rendono felice.